Natalìa Ginzburg (scrittrice: "Lessico famigliare" "E' stato così")
Figlia dello scienziato triestino Giuseppe Levi e di Lia Tanzi trascorre infanzia e adolescenza a Torino, studentessa al liceo "Alfieri" è appena diciassettenne quando la rivista "Solaria" pubblica il suo primo racconto dal titolo "Bambini" e ventiduenne quando nel 1938 sposa il letterato Leone Ginzburg.
Mentre infuria la persecuzione delle leggi razziali segue il marito confinato in Abruzzo e due anni dopo, nel 1942, con lo pseudonimo di Alessandra Tornimparte pubblica "La strada che va in città" il suo primo romanzo.
Alla morte del marito, torturato e ucciso nel febbraio 1944, si trasferisce a Roma e inizia a lavorare per la casa editrice Einaudi, un impegno che si interromperà nel 1945 per fare ritorno a Torino e riunirsi ai genitori e ai suoi tre figli Carlo, Andrea e Alessandra che ne frattempo avevano trovato riparo in Toscana.
Due anni dopo pubblica "E' stato così" il suo secondo romanzo, nel 1950 sposa Gabriele Baldini dal quale ha altri due figli mentre ferve la sua produzione letteraria che la porta anche a vincere il premio Strega nel 1963 con "Lessico famigliare", acclamato dalla critica e dal pubblico.
Contestualmente all'avvio in Italia di quella che prenderà il nome di "strategia della tensione", Natalia sposa l'attivismo politico che dopo una lunga serie di battaglie la porterà a candidarsi al parlamento nelle liste del Partito Comunista Italiano e ad essere eletta nel 1983.
Nel 1991 le viene diagnosticato un tumore, ricoverata in una clinica di Nizza di fronte alla mancanza di prospettive di guarigione alla fine del mese di settembre preferisce fare ritorno nella propria casa di piazza Campo Marzio a Roma dove muore all'1:20 del 7 ottobre 1991.
