Toto Savio (compositore: "Cuore matto" "Maledetta primavera")
L'incontro con la musica avviene già da bambino quando inizia a suonare la chitarra e dodicenne si esibisce in occasioni di ritrovo come matrimoni e altre celebrazioni; non ancora diciottenne entra nel gruppo musicale di Marino Marini con il cui quartetto tiene spettacoli in tutta Europa partecipando anche ad alcune sue incisioni discografiche.
Il debutto come autore di canzoni di successo avviene nel 1967 con il brano "Cuore matto" portata al Festival di Sanremo da Little Tony e nel corso della sua lunga carriera moltissimi altri sono i brani di successo che portano la sua firma, da "Se bruciasse la città" "Vent'anni" e "Erba di casa mia" per Massimo Ranieri, fino a "Maledetta primavera" di Loretta Goggi o "Una rosa blu" di Michele Zarrillo.
Nel 1971 insieme a Daniele Pace, Giancarlo Bigazzi e Alfredo Cerruti costituisce il gruppo fantasma degli Squallor, che in breve diventa una formazione di culto nella scena della musica demenziale italiana, che si fa notare oltre che per il linguaggio fuori dal comune, anche per la approfondita cura nella realizzazione musicale delle proprie opere.
Nel 1990 la diagnosi di tumore alla gola lo allontana dalla partecipazione alle registrazioni in voce degli Squallor, pur continuando a contribuire come musicista e compositore; una situazione, quella della salute, che si aggrava ulteriormente per il sopravvenire di una cirrosi epatica causata da una trasfusione di sangue infetto che degenererà in un tumore al fegato.
Si spegna A Roma il 25 luglio 2004; di lui la moglie Jacqueline scriverà in un libro: "era un rivoluzionario perché era un uomo gentile".
