Schiaffeggiato Toscanini
A un ingresso laterale del teatro Comunale di Bologna il maestro d'orchestra Arturo Toscanini viene schiaffeggiato da una camicia nera per avere rifiutato di eseguire l'inno del partito fascista "Giovinezza" e la marcia reale.
Schiaffeggiato Toscanini
A un ingresso laterale del teatro Comunale di Bologna il maestro d'orchestra Arturo Toscanini viene schiaffeggiato da una camicia nera per avere rifiutato di eseguire l'inno del partito fascista "Giovinezza" e la marcia reale.
(Nella foto: Arturo Toscanini nei primi mesi del 1931)
In quell'occasione il sessantaquattrenne Toscanini rifiuta di eseguire l'inno fascista "Giovinezza" e l'inno reale al cospetto del ministro Galeazzo Ciano e di Leandro Arpinati e per questa ragione, raggiunto in una via laterale del teatro da alcuni squadristi delle camicie nere, viene aggredito e schiaffeggiato
Nel riportare l'evento il giornalista Indro Montanelli, riferirà che tra gli aggressori figurava il giovane Leo Longanasi, una circostanza che secondo altre fonti non è confermabile.
Vista la situazione il maestro Arturo Toscanini rinuncia al concerto e si rifugia all'hotel Brun dove viene raggiunto dal federale Mario Ghinelli e da un gruppo di facinorosi al suo seguito, che gli intima di lasciare la città ha a cuore la propria incolumità; una mediazione di Ottorino Respighi con i gerarchi fascisti permette al compositore di accompagnare Toscanini al treno quella stessa sera.
Alcuni giorni dopo, il 19 maggio, l'assemblea regionale dei professionisti e artisti deplorerà "il contegno assurdo e antipatriottico" tenuto da Toscanini e sul giornale "L'Assalto" Leo Longanesi scriverà: "Ogni protesta, da quella del primo violino a quella del suonatore di piatti, ci lascia indifferenti".
Una vicenda destinata ad avere un seguito, che porterà Toscanini all'inviare una feroce lettera di protesta a Benito Mussolini, maturando poi la decisione di lasciare l'Italia, tornandovi a dirigere solo a guerra terminata.
