Accadde Oggi 29 luglio 0362:

L’editto scolastico di Giuliano


A Spoleto viene reso pubblico l'editto scolastico dell'imperatore Giuliano che il 17 giugno disponeva per gli insegnanti cristiani l'obbligo di fare riferimento a letteratura pagana. Alla base della disposizione la necessità di buona condotta e professionalità degli insegnanti evitando di professare in pubblico le convinzioni personali.


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L'insegnamento scolastico romano in un bassorilievo del 150 dopo Cristo

L'editto dell'imperatore Giuliano dato a Costantinopoli il 17 giugno e diffuso il 29 luglio a Spoleto stabiliva che:

"Gli insegnanti di studi e gli insegnanti devono prima eccellere nel carattere, poi nell'efficienza. Ma siccome io non posso essere presente in ogni stato, ordino che chiunque voglia insegnare non salti a questo ufficio all'improvviso o a caso, ma che, approvato dal giudizio dell'ordine, il decreto dei tribunali sia guadagnato dal consenso cospiratorio dei migliori. Per questo decreto mi sarà deferito a negoziare, affinché si avvicinino agli studi degli Stati con un certo onore a nostro giudizio."

In senso più specifico l'editto riguardava l'incompatibilità tra il professare la fede cristiana e l'insegnamento nelle scuole pubbliche; Secondo Giuliano gli insegnanti pubblici devono distinguersi per moralità e per capacità professionale. A garanzia di tale moralità si ponevano i consigli municipali a cui era demandato il compito di produrre l'attestazione di requisiti dei candidati, che sarebbe stato eventualmente ratificato dall'imperatore.

Alla dsposizione Giuliano fece seguire una circolare con cui esponeva più a fondo il senso di queste disposizioni, vi si leggeva: "È necessario che tutti gli insegnanti abbiano una buona condotta e non professino in pubblico opinioni diverse da quelle intimamente osservate.

In particolare, tali dovranno essere coloro che istruiscono i giovani e hanno il compito di interpretare le opere degli antichi, siano essi retori, grammatici e ancor più sofisti, poiché questi ultimi, più degli altri, intendono essere maestri non di sola eloquenza ma anche di morale, e sostengono che a loro spetta l'insegnamento della filosofia civile.

Io li lodo perché aspirano a elevati insegnamenti, ma li loderei di più se non si contraddicessero e non si condannassero da soli, pensando una cosa e insegnandone un'altra. Ma come? Per Omero, Esiodo, Demostene, Erodono, Tucidide, Isocrate e Lisia, gli dèi sono guida e norma dell'educazione: forse che costoro non si reputavano devoti, chi a Hermes, chi alle Muse?

Trovo assurdo che coloro che spiegano i loro scritti disprezzino gli dèi che quelli onoravano. Ma, anche se a me pare assurdo, non dico con questo che essi debbano dissimulare le loro opinioni di fronte ai giovani. Io li lascio liberi di non insegnare ciò che non credono buono ma, se invece vogliono insegnare, insegnino prima con l'esempio

Finora, si avevano molte ragioni per non frequentare i templi e la paura, ovunque avvertita, giustificava la dissimulazione delle vere opinioni sugli dèi.

Ora, poiché questi dei ci hanno reso la libertà mi sembra assurdo che si insegni ciò che non si crede giusto. Se i maestri cristiani considerano saggi coloro di cui sono interpreti e di cui si dicono, per così dire, profeti, cerchino prima di rivolgere la loro pietà verso gli dèi. Se invece credono che questi autori si siano sbagliati circa le entità da venerare, vadano allora nelle chiese dei Galilei a spiegare Matteo e Luca.

Voi affermate che bisogna rifiutare le offerte dei sacrifici? Bene, anch'io voglio che le vostre orecchie e la vostra parola, come dite voi, si purifichino astenendosi da tutto ciò a cui io ho sempre desiderato partecipare insieme con coloro che pensano e fanno quello che io amo."


 
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29 luglio 2022

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