Pietro I Romanov (zar di Russia, detto "Il Grande")
Figlio dello zar Alessio Michajlovic e della sua seconda moglie Natalia Narytskina fu proclamato zar nel 1682 con il fratello Ivan, figlio di primo letto, sotto la reggenza di Sofia, sorella di Ivan.
Spodestata Sofia nel 1689 assunse il governo lasciando al fratello il semplice titolo; Interessato ai progressi dell'Occidente compì sotto falso nome un lungo viaggio in Prussia, Olanda e Inghilterra, visitando officine, cantieri e fabbriche d'armi.
Tornato a Mosca per reprimere una rivolta della guardia degli Strel'cy iniziò la sua tenace lotta per la trasformazione della Russia in un paese moderno sul modello di quelli occidentali; sostituì alla Duma dei Boiari un senato, supremo organo arnministrativo, e razionalizzò il sisterna fiscale, istituì scuole e curò la diffusione della stampa.
Con l'aiuto dello svizzero Lefort e dello scozzese Gordon riorganizzò l'esercito e formò la flotta russa.
Abolito il patriarcato nel 1721 fece dipendere la Chiesa dal Santo Sinodo, al cui capo pose un esarca di nomina imperiale.
Perseguì i suoi scopi con volontà inflessibile, imponendo al paese un pesante regime autocratico e non esitando a condannare a morte il figlio Alessio, fautore del partito reazionario.
Alla politica estera russa impresse un impulso vigoroso, indirizzandola verso lo sbocco sul Mar Nero e quello sul Baltico, fondando nel 1703 la città di Pietroburgo.
Dopo aver strappato Azov ai Turchi nel 1696, iniziò una lunga guerra contro la Svezia: sconfitto da Carlo XII a Narva (1700), si preparò tenacemente alla riscossa che venne con la clamorosa vittoria di Poltava (1709); attaccato dai Turchi, alleatisi con il re svedese e battuto sul Prut dovette cedere Azov ma con il trattato di Nystad del 1721 ottenne la Livonia, l'Estonia e parte della Carelia e della Finlandia.
