Accadde Oggi 23 agosto 2006:

Rapita riesce fuggire dopo otto anni


La diciottenne austriaca Natasha Kampusch rapita nel 1998 riesce a fuggire dalla cella in cui Wolfgang Priklopil l'ha segregata per otto anni. Approfittando di una distrazione dell'uomo la ragazza raggiunge la casa di una vicina settantunenne che avvisa la polizia.


Accadde Oggi mercoledì 23 agosto 2006 20 anni fa - accaddeoggi.it ©
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La polizia protegge Natasha Kampush con una coperta dagli obiettivi dei reporter poche ore dopo la sua fuga

Natasha Maria Kampush è nata a Vienna il 17 febbraio 1988.

All'età di dieci anni, il 2 marzo 1988, viene rapita nel quartiere di Donaustadt da un uomo che la carica su un furgoncino bianco e la porta in una stanza ricavata sotto il garage della sua abitazione a Strasshof.

Otto anni dopo, il 23 agosto 2006, la ragazza si trova nel giardino a pulire il furgoncino del suo rapitore con l'aspirapolvere quando alle 12.53 l'uomo, Wolfgang Priklopil, si allontana verso una zona più silenziosa per rispondere a una telefonata.

La ragazza, non vista dall'uomo, lascia acceso l'aspirapolvere e corre verso la strada chiedendo ai passanti di chiamare la polizia, inascoltata bussa alla finestra di una vicina 71enne presentandosi: "Sono Natasha Kampush".

La donna finalmente avvisa le forze dell'ordine che arrivano sul posto alle 13.04 e la portano in salvo.

Intanto, braccato dalla polizia, Wolfgan Priklopil si suicida lanciandosi sotto un treno nei pressi della stazione Praterstren di Vienna.


Ultima revisione:
Inserito il:
12 giugno 2026
23 agosto 2014

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Questa notizia secondo l'IA:

La vicenda di Natasha Kampusch riaccende il dibattito sulla capacità delle istituzioni austriache di individuare situazioni di prigionia domestica prolungata, sollevando interrogativi che accompagneranno per anni le indagini successive.

Wolfgang Priklopil, di fronte all'imminente arresto, si toglierà la vita gettandosi sotto un treno poche ore dopo la fuga, privando la giustizia di un processo che avrebbe potuto chiarire dinamiche rimaste oscure.

Il caso diventerà un punto di riferimento internazionale negli studi sulla sindrome di Stoccolma e sui meccanismi psicologici che legano vittima e aguzzino in contesti di segregazione prolungata.

Natasha Kampusch sceglierà negli anni successivi di raccontare pubblicamente la propria esperienza attraverso un libro autobiografico e interviste, contribuendo a diffondere maggiore consapevolezza sui segnali spesso trascurati dai vicini e dalle autorità.

La sua storia influenzerà inoltre le procedure di ricerca delle persone scomparse in Austria, spingendo verso protocolli investigativi più attenti a controllare abitazioni private in circostanze sospette.



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