Maometto (fondatore della religione musulmana)
Rimasto orfano in tenera età, venne affidato allo zio paterno Abü Talib. Dalle ristrettezze economiche della sua famiglia, appartenente al gruppo dei Panü Hâshim della tribù dei Quraysh, lo tolse il matrimonio contratto con Khadïgia, una ricca e anziana vedova, della quale curò il patrimonio e per la quale guidò carovane in Palestina, Siria e Arabia meridionale.
Una crisi religiosa lo indusse a rinnegare il politeismo patrio per una fede monoteistica assai rigida che intorno al 610 cominciò a predicare prima nella cerchia familiare, poi tra i suoi concittadini, incontrando l'ostilità della ricca classe commerciale, e per contro trovando adepti tra gli umili e gli schiavi.
In questa prima fase della sua missione profetica non sembra abbia avuto l'intenzione di fondare una nuova religione universale: le rivelazioni, costituenti nel loro complesso il Corano, furono considerate come l'equivalente arabo delle Scritture già possedute da Ebrei e cristiani.
L'ostilità dei suoi concittadini lo indusse a lasciare la Mecca: nel 622, infatti, stretto un accordo con i cittadini di Medina, vi si recò e questa ègira (o emigrazione) venne poi presa come inizio dell'èra musulmana. A Medina fu capo religioso e capo politico e, organizzata una comunità con l'ausilio dei fidi Compagni (Saltaba), i Meccani con lui emigrati (o Muhâgirün) e gli Ausiliari medinesi (Ansar), lottò contro la Mecca e contro gli oppositori interni a Medina.
In meno di un decennio, dopo alterne vicende, favorevoli a Badr (624), sfavorevoli a Uhud e un fallito tentativo meccano di assediare Medina (627), riuscì ad avere la meglio sui suoi avversari. Rompendo la tregua stipulata nel 628, nel 630 marciò sulla Mecca, prendendola senza colpo ferire e legandola a sé per sempre.
Fece tuttavia ritorno alla fedele Medina, per morirvi dopo poco, non senza avere compiuto l'anno precedente un "pellegrinaggio d'addio" alla Kaeba della Mecca, il cui culto tradizionale pagano Maometto aveva inserito nelle pratiche dell'Islàm.
(Nella foto: il profeta Maometto, particolare da un dipinto di autore anonimo databile circa al 1320)
