Accadde Oggi 25 marzo 1965:

Marcia per 25.000 afroamericani


Si conclude a Montgomery la lunga marcia partita da Selma il 21 marzo con Martin Luther King alla guida dapprima di ottomila persone, diventate poi venticinquemila lungo il tragitto, per il riconoscimento del diritto di voto e gli altri diritti civili degli afro-americani.


Accadde Oggi 25 marzo 1965 61 anni fa - accaddeoggi.it ©
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Ecco il testo del discorso di Martin Luther King a Montgomery, al termine alla marcia per i diritti civili che ha coinvolto venticinquemila persone:

Miei cari e fedeli amici, Ralph Abernathy e tutti voi eminenti americani seduti qui in tribuna, amici miei e collaboratori dello stato dell'Alabama e voi tutti che amate la libertà e che vi siete riuniti qui oggi pomeriggio da ogni parte della nazione e da ogni parte del paese.

Domenica scorsa più di 8000 di noi hanno iniziato un'imponente marcia da Selma in Alabama.

Abbiamo marciato per strade tortuose e ci siamo riposati su strade secondarie e sassose. Alcuni dei nostri volti sono bruciati per la violenza di un sole infuocato. Alcuni hanno letteralmente dormito in mezzo al fango. Siamo stati inzuppati dalla pioggia.

I nostri corpi sono stanchi e i nostri piedi fanno male, ma oggi, mentre sono qui davanti a voi e penso alla nostra grande marcia, posso rispondere come Sorella Pollard, una negra di settant'anni che viveva in questa comunità, rispose, un giorno che si avviava a piedi durante il boicottaggio degli autobus, a qualcuno che le offriva un passaggio: «No». Alla domanda di questa persona: «Ma allora, non sei stanca?», con la sua profondità sgrammaticata rispose ancora: «I miei piedi sono stanchi, ma la mia anima è riposata».

E in un senso molto letterale, oggi, possiamo anche noi dire che i nostri piedi sono stanchi, ma le nostre anime sono riposate.

«Siamo qui»
Ci dicevano che qui non saremmo arrivati. E c'erano quelli che dicevano che saremmo arrivati qui soltanto sui loro cadaveri, ma oggi tutto il mondo sa che noi siamo qui e che ci volgiamo all'esercito dello stato dell'Alabama e diciamo:
«Non permetteremo a nessuno di farci tornare indietro».

La legge sui diritti civili del 1964 aveva dato ai negri parte della loro giusta dignità, ma senza il voto quella dignità era priva di forza.

Ancora una volta il metodo della resistenza non violenta è stato tirato fuori dal suo fodero e ancora una volta un'intera comunità si mobilitata per affrontare l'avversario. Di nuovo, in questo paese, si sente l'urlo lacerante della brutalità di un ordine agonizzante. E tuttavia Selma è diventata un luminoso momento nella coscienza umana.

Non c'era mai stato nella storia americana un momento più degno e più entusiasmante di questo pellegrinaggio di ecclesiastici e laici di ogni razza e fede che si riversano in Selma per affrontare il pericolo a fianco delle schiere dei negri.

Lo scontro del bene e del male nella piccola comunità di Selma ha generato l'imponente forza necessaria per indirizzare l'intera nazione su una strada nuova. Un presidente nato nel Sud ha avuto la sensibilità di comprendere la volontà del paese, ha impegnato la forza del governo federale nella lotta per l'eliminazione di un maleficio durato secoli.

Il presidente Johnson ha giustamente lodato il coraggio dei negri che ha risvegliato la coscienza della nazione. Da parte nostra dobbiamo manifestare il nostro profondo rispetto per quegli americani bianchi che amano le loro tradizioni democratiche contro le consuetudini e i pregiudizi di generazioni e avanzano con coraggio per stringerci la mano.

Da Montgomery a Birmingham, da Birmingham a Selma, da Selma a Montgomery c'è il segno di un'impronta circolare e spesso insanguinata che è diventata una strada maestra che ci ha allontanati dall'oscurità. L'Alabama ha cercato di alimentare e conservare il male, ma ora il male sta morendo per soffocamento per le strade polverose delle campagne e delle città di questo stato.

E io mi trovo qui davanti a voi, oggi pomeriggio, con la convinzione che in Alabama la segregazione si trovi sul suo letto di morte, e che la sola cosa che non conosciamo riguardo a questa morte è il prezzo che i segregazionisti e Wallace vorranno pagare e far pagare per il funerale.

Tutta la nostra campagna in Alabama è stata celebrata sul diritto di voto. Nel dirigere l'attenzione del paese e del mondo su questo flagrante rifiuto a concedere ai negri il diritto di voto, noi mostriamo l'origine stessa, la radice della segregazione razziale negli stati del Sud.

La minaccia contro il libero esercizio del diritto di voto delle masse negre e bianche ha avuto come risultato una società segregata. Hanno segregato il denaro dai poveri bianchi del Sud; hanno segregato i costumi del Sud dai bianchi ricchi; hanno segregato le chiese del Sud dal cristianesimo; hanno segregato le intelligenze del Sud dal retto pensiero e hanno segregato il negro da ogni cosa.

Abbiamo percorso un lungo cammino da quando questa parodia della giustizia si perpetra ai danni dello spirito americano. Oggi voglio dire alla città di Selma, oggi voglio dire allo stato dell'Alabama, oggi voglio dire al popolo americano e alle nazioni del mondo: nessuno ci farà tornare indietro. Siamo in marcia. Sì, siamo in marcia e non ci sarà ondata di razzismo che ci potrà fermare.

«Siamo in marcia» Siamo in marcia. Che le nostre chiese siano state incendiate non ci scoraggia. Siamo in marcia. Gli attacchi dinamitardi alle nostre case non ci dissuadono. Siamo in marcia. Le percosse e l'assassinio dei nostri pastori e di molti giovani non ci fa cambiare rotta. Siamo in marcia. Che ben noti assassini siano arrestati e subito rilasciati non ci scoraggia. Siamo in marcia.

Come un'idea per la quale è giunta l'ora, non c'è esercito che ci possa fermare. Siamo in marcia verso la terra della libertà. Continuiamo quindi la nostra marcia trionfale verso la realizzazione del sogno americano. Marciamo verso i quartieri segregati, finché ogni ghetto di depressione sociale ed economica non sarà stato eliminato, e i negri e i bianchi vivranno fianco a fianco in abitazioni decenti, sicure e sane. Continuiamo la nostra marcia là dove esistono scuole segregate, finché ogni segno di segregazione e di educazione inadeguata non sarà diventato cosa del passato e i negri e i bianchi studieranno a fianco a fianco nel sano contesto sociale di una stessa aula.

Continuiamo la nostra marcia contro la povertà, finché nessun genitore d'America debba saltare un pasto per permettere ai suoi figli di marciare da poveri, finché non ci sarà più uomo per le strade delle nostre città che cerchi un lavoro inesistente. Continuiamo la nostra marcia contro le urne elettorali, continuiamola questa marcia contro le urne elettorali, finché i razzisti non saranno scomparsi dalla scena politica. Continuiamo la nostra marcia contro le urne elettorali fino a quando i Wallace di questo nostro paese non saranno stati messi tutti a tacere.

Continuiamo la nostra marcia contro le urne elettorali fino a quando non avremo mandato nelle amministrazioni municipali, nei governi statali e al Congresso degli Stati Uniti uomini che non avranno paura di fare giustizia, di essere solidali e di vivere con umiltà in presenza del loro Dio. Continuiamo la nostra marcia contro le urne elettorali fino a quando in tutto l'Alabama i figli di Dio non potranno vivere nella dignità e nell'onore.

La nostra battaglia, oggi, è nelle mani di tutti noi. La strada che ci sta davanti non sarà agevole. Non ci sono grandi viali che ci conducano facilmente ed inevitabilmente alle soluzioni più rapide. Dobbiamo continuare a marciare.

«Oh, popolo, ascolta!» Oh, popolo, popolo mio, ascolta! La battaglia è nelle nostre mani. La battaglia è nelle nostre mani nel Mississippi e in Alabama e in tutti gli Stati Uniti. Perciò, oggi, mentre ci separiamo, separiamoci sempre più convinti della lotta e sempre più convinti della non violenza. Debbo ammettere con voi che abbiamo davanti altre difficoltà. Siamo ancora chiamati a una stagione di sofferenza in molte zone dell'Alabama abitate dai neri, in molte zone del Mississippi, in molte zone della Louisiana.

Debbo ammettere con voi che ci aspettano ancora altre carceri e momenti bui e difficili. Noi procederemo nella fede che la non violenza e la sua forza hanno trasformato ieri oscuri in domani luminosi. Riusciremo a cambiare le cose. Il nostro scopo deve essere quello non di sconfiggere o umiliare mai il bianco, ma di conquistarci la sua amicizia e la sua comprensione. Dobbiamo giungere a capire che l'obbiettivo che cerchiamo è una società in pace con se stessa, una società che sa vivere in armonia con la sua coscienza. Quel giorno sarà non per il bianco o per il nero. Sarà il giorno dell'uomo.

So che oggi voi chiedete: «Quanto tempo ci vorrà?». Oggi io vengo a dirvi che, per quanto difficile potrà essere il momento, per quanto difficile potrà essere l'ora, non ci vorrà molto, perché la verità calpestata si leverà.

Quanto tempo? Non molto, perché le bugie non durano in eterno.
Quanto tempo? Non molto, perché mietete quello che avete seminato.
Quanto tempo? Non molto, perché il braccio dell'universo morale è lungo ma tende verso la giustizia.
Quanto tempo? Non molto, perché i miei occhi hanno visto la gloria del Signore che viene, calpestando la vendemmia là dove sono ammassati i grappoli dell'ira. Il Signore ha liberato il lampo mortale della sua spada tremenda e veloce. La sua verità è in marcia.

Ha suonato le trombe che non suoneranno mai la ritirata. Eleva il cuore dell'uomo fino al trono del Suo giudizio. Oh, anima mia, sii pronta a rispondergli. Piedi miei, giubilate. Il nostro Dio marcia risoluto con noi.

Ultima revisione:
Inserito il:
1 marzo 2026
8 febbraio 2012

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