Accadde Oggi 05 dicembre 1932:

Einstein ottiene visto statunitense


A sedici anni dalla pubblicazione della sua teoria della relatività generale, il fisico tedesco Albert Einstein ottiene il visto per recarsi negli Stati Uniti d'America dall'inizio del prossimo anno come ospite all'università di Princeton. L'accordo arriva dopo un teso botta e risposta con il Consolato statunitense a Berlino.


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Il 5 dicembre 1932 il fisico tedesco Albert Einstein otteneva il visto per recarsi negli Stati Uniti d'America.

Sono trascorsi sedici anni dalla pubblicazione della sua teoria sulla relatività generale e dieci dall'assegnazione del premio Nobèl per la fisica 1921 (che in quell'occasione fu assegnato con un anno di ritardo, nel 1922), Albert Einstein è dunque già noto a livello mondiale per il suo lavoro.

La mattina del 5 dicembre viene contattato dal Consolato Generale degli Stati Uniti a Berlino che gli chiede di sottoporsi ad alcune domande prima di ricevere il visto, Einstein prova a declinare l'invito poiché molto impegnato a preparare i bagagli per la partenza in programma per sabato e preferirebbe che il visto ci venisse spedito ma di fronte all'insistenza dell'addetto decide di raggiungere il consolato accompagnato dalla moglie Elsa.

Dell'incontro il New York Times del 6 dicembre scrive che il fisico era molto arrabbiato per i quarantacinque minuti di interrogatorio, che a un certo punto ha deciso di interrompere per tornarsene a casa; il motivo è tutto nelle domande che gli sono state rivolte e che sono in genere quelle a cui si sottopongono tutti i richiedenti un visto di ingresso negli Stati Uniti.

"Quale è il suo credo politico?" Einstein prima scoppia a ridere poi con difficoltà risponde: "Non lo so. Non sono in grado di rispondere a questa domanda."; "Qual è lo scopo della sua visita in USA?" e qui il professore risponde facilmente e senza esitazione: "Voglio fare un po' di lavoro scientifico".

L'esame prosegue per un po' fino a quando Einstein, a cui per un precedente viaggio era stato risparmiato questo lungo interrogatorio, inizia a spazientirsi e prima chiede se è vittima di uno scherzo, poi se tutte quelle domande sono di autocompiacimento per chi le sta ponendo o se sono arrivati ordini dall'alto in tal senso, e preso il cappello lascia l'ufficio.

Di fronte a una nuova richiesta sul partito politico di appartenenza, dopo avere domandato se fosse stato sottoposto all'inquisizione aveva detto: "Non ho chiesto io di andare in America. I tuoi connazionali mi hanno invitato. Mi hanno implorato. Se devo entrare nel vostro paese da sospettato, non voglio andarci. Se non volete darmi il visto, per favore ditelo e saprò dove stare. Ma non mi faccia domande umilianti."

Mentre Einstein si è spostato in un'altra stanza, la moglie Elsa prova a spiegare come Albert abbia rifiutato inviti in Russia per non apparire simpatizzante con il regime di Mosca e di quanto invece non abbia mai nascosto le proprie simpatie per il pacifismo.

Poi uscendo dal Consolato mano nella mano Albert dice alla moglie: "Non sarebbe buffo se non mi facessero entrare? Tutto il mondo riderebbe dell'America".

Poi, in un'intervista alla Reuters di Berlino avvenuta dopo il colloquio, si sofferma su alcune delle domande a cui era stato sottoposto dicendo che era stato più divertito che offeso dal fatto che un gruppo di patriote femministe americane aveva chiesto che venisse fermato in quanto comunista e dice: "Mai prima d'ora, credo, ho ricevuto un rifiuto così energico dal gentil sesso. E non da così tante donne tutte insieme."

In serata il Dipartimento di Stato Americano comunica di avere esaminato la richiesta del professor Einstein con le stesse modalità con cui avrebbe esaminato quella di qualunque altro richiedente, giungendo alla conclusione che può essere ammesso negli Stati Uniti d'America e che il suo visto verrà rilasciato nella giornata di domani.

 
Inserito il:
 
14 novembre 2011

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