Artemisia Gentileschi (pittrice: " Giuditta che decapita Oloferne" )
(Nella foto: Artemisia Gentileschi in un particolare dell'Autoritratto come Santa Caterina di Alessandria realizzato tra il 1615 e il 1617)
Figlia primogenita del pittore Orazio Gentileschi e di Prudenzia Montone, perduta la madre all'età di dodici anni aveva iniziato a mettere in luce il proprio talento pittorico grazie alla sua continua permanenza nello studio del padre, esponente di rilievo del caravaggismo nella cui bottega lavorano insieme ad altri pittori anche i suoi sei fratelli.
Subita violenza dal suo maestro di prospettiva Agostino Tassi, interrompe l'attività con il padre dopo il processo celebrato nel 1612 da cui Tassi esce quasi indenne ma famiglia Gentileschi diventa oggetto di dura condanna morale.
Il 29 novembre dello stesso anno Artemisia Gentileschi sposò Pierantonio Stiattesi con il quale si stabilì a Firenze dove grazie alla politica intrapresa da Cosimo II de' Medici si viveva un grande fermento artistico; divenne amica di Galileo Galilei e di Michelangelo Buonarroti "il giovane" e dove nel 1916 fu la prima donna ad essere ammessa all'Accademia del Disegno.
Già madre di Cristofano (nato nel novembre 1615) dette alla luce Prudenzia (o Palmira, nata nell'agosto 1917) e Lisabella (nata nell'ottobre 1618 e che sarebbe morta a soli 8 mesi).
Le molte vicissitudini familiari e lo scandalo per la relazione clandestina con Francesco Maria Maringhi, fecero maturare il desiderio di fuga che la riportò a Roma nel 1620 e da lì a Genova con il padre dove conobbe Rubens e Van Dick, e poi ancora a Venezia dal 1627, a Napoli dal 1630, a Londra dal 1638 e poi ancora a Napoli dove morì tra il 1652 e il 1654.
Di lei Roberto Longhi nel 1916 scriverà: "L'unica donna in Italia che abbia mai saputo che cosa sia pittura, e colore, e impasto, e simili essenzialità."
