Accadde Oggi 16 marzo 1958:
Riaperto il ponte Santa Trinità
Alla presenza del primo ministro Adone Zoli, delle massime autorità civili, militari e religiose viene riaperto il ponte Santa Trinità di Firenze. Era stato distrutto dall’esercito tedesco durante la Seconda Guerra Mondiale per coprirsi la fuga.
Accadde Oggi 16 marzo 1958
68 anni fa - accaddeoggi.it ©
Il 16 marzo 1958 viene inaugurato il ponte a Santa Trinità, ricostruito “dov’era e com’era” dopo la distruzione dell'agosto 1944 da parte delle truppe tedesche per coprirsi la ritirata da Firenze.
Per l'opera sono stati necessari due anni e mezzo di lavori per l'avvio dei quali sono serviti undici anni di studi, progetti e discussioni prima di giungere alla soluzione definitiva e all'apertura del cantiere.
Al centro del dibattito l'idea di procedere alla ricostruzione seguendo le forme originarie del ponte, del quale dopo la distruzione si era già proceduto a recuperarne i frammenti: un'intensa attività che aveva richiesto oltre un anno di lavori.
La mancanza di dati specifici sul ponte costruito tra il 1567 e il 1571 complicano la formulazione di un progetto che risponda ai requisiti richiesti per una replica fedele dell’aspetto e della struttura interna, anche perché gli organi ministeriali richiedono che l'opera sia adattata alle sollecitazioni del traffico moderno adottando un telaio in cemento armato.
Sulla base di un progetto di Attilio Arcangeli del 1952 l’appalto aggiudicato alla ditta Fratelli Ragazzi di Milano viene bloccato nel giro di pochi mesi su richiesta del Comitato per la ricostruzione che ritirerà i fondi se venisse impiegato il cemento armato, riuscendo a ottenere la certificazione di fattibilità per la ricostruzione con le tecniche originarie: a giugno del 1952 il Comune di Firenze affida l’elaborazione del nuovo progetto a Brizzi per gli aspetti strutturali e a Gizdulich per quelli formali.
Negli ultimi cinque mesi del 1955 le rimanenti strutture del ponte vengono demolite per procedere a ricostruire pile e arcate in muratura; la ricostruzione è completata nel gennaio 1958 con la ricollocazione agli accessi del ponte delle quattro statue tardo-cinquecentesche delle Stagioni, opera di Giovanni Caccini, Pietro Francavilla e Taddeo Landini ricomposte per dopo i danneggiamenti dalle esplosioni, tutte tranne la Primavera la cui testa sarà ritrovata solo nel 1961 nel letto dell'Arno.
Ultima revisione:
Inserito il:
21 febbraio 2026
30 gennaio 2012
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Il 16 marzo 1958 viene inaugurato il ponte a Santa Trinità, ricostruito “dov’era e com’era” dopo la distruzione dell'agosto 1944 da parte delle truppe tedesche per coprirsi la ritirata da Firenze.
Per l'opera sono stati necessari due anni e mezzo di lavori per l'avvio dei quali sono serviti undici anni di studi, progetti e discussioni prima di giungere alla soluzione definitiva e all'apertura del cantiere.
Al centro del dibattito l'idea di procedere alla ricostruzione seguendo le forme originarie del ponte, del quale dopo la distruzione si era già proceduto a recuperarne i frammenti: un'intensa attività che aveva richiesto oltre un anno di lavori.
La mancanza di dati specifici sul ponte costruito tra il 1567 e il 1571 complicano la formulazione di un progetto che risponda ai requisiti richiesti per una replica fedele dell’aspetto e della struttura interna, anche perché gli organi ministeriali richiedono che l'opera sia adattata alle sollecitazioni del traffico moderno adottando un telaio in cemento armato.
Sulla base di un progetto di Attilio Arcangeli del 1952 l’appalto aggiudicato alla ditta Fratelli Ragazzi di Milano viene bloccato nel giro di pochi mesi su richiesta del Comitato per la ricostruzione che ritirerà i fondi se venisse impiegato il cemento armato, riuscendo a ottenere la certificazione di fattibilità per la ricostruzione con le tecniche originarie: a giugno del 1952 il Comune di Firenze affida l’elaborazione del nuovo progetto a Brizzi per gli aspetti strutturali e a Gizdulich per quelli formali.
Negli ultimi cinque mesi del 1955 le rimanenti strutture del ponte vengono demolite per procedere a ricostruire pile e arcate in muratura; la ricostruzione è completata nel gennaio 1958 con la ricollocazione agli accessi del ponte delle quattro statue tardo-cinquecentesche delle Stagioni, opera di Giovanni Caccini, Pietro Francavilla e Taddeo Landini ricomposte per dopo i danneggiamenti dalle esplosioni, tutte tranne la Primavera la cui testa sarà ritrovata solo nel 1961 nel letto dell'Arno.
Per l'opera sono stati necessari due anni e mezzo di lavori per l'avvio dei quali sono serviti undici anni di studi, progetti e discussioni prima di giungere alla soluzione definitiva e all'apertura del cantiere.
Al centro del dibattito l'idea di procedere alla ricostruzione seguendo le forme originarie del ponte, del quale dopo la distruzione si era già proceduto a recuperarne i frammenti: un'intensa attività che aveva richiesto oltre un anno di lavori.
La mancanza di dati specifici sul ponte costruito tra il 1567 e il 1571 complicano la formulazione di un progetto che risponda ai requisiti richiesti per una replica fedele dell’aspetto e della struttura interna, anche perché gli organi ministeriali richiedono che l'opera sia adattata alle sollecitazioni del traffico moderno adottando un telaio in cemento armato.
Sulla base di un progetto di Attilio Arcangeli del 1952 l’appalto aggiudicato alla ditta Fratelli Ragazzi di Milano viene bloccato nel giro di pochi mesi su richiesta del Comitato per la ricostruzione che ritirerà i fondi se venisse impiegato il cemento armato, riuscendo a ottenere la certificazione di fattibilità per la ricostruzione con le tecniche originarie: a giugno del 1952 il Comune di Firenze affida l’elaborazione del nuovo progetto a Brizzi per gli aspetti strutturali e a Gizdulich per quelli formali.
Negli ultimi cinque mesi del 1955 le rimanenti strutture del ponte vengono demolite per procedere a ricostruire pile e arcate in muratura; la ricostruzione è completata nel gennaio 1958 con la ricollocazione agli accessi del ponte delle quattro statue tardo-cinquecentesche delle Stagioni, opera di Giovanni Caccini, Pietro Francavilla e Taddeo Landini ricomposte per dopo i danneggiamenti dalle esplosioni, tutte tranne la Primavera la cui testa sarà ritrovata solo nel 1961 nel letto dell'Arno.
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